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Live streaming. Tre approcci diversi per un unico obiettivo

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Live streaming, tre approcci diversi per un unico obiettivo.

Il mondo del live streaming sta conoscendo una fase di grande fermento e sempre più aziende iniziano ad accostarsi a questo strumento per promuovere i propri eventi e prodotti.

L’obiettivo è naturalmente quello di raggiungere il maggior numero di persone, ma prima di affrontare una qualsiasi strategia di marketing è necessario compiere delle precise scelte tecnologiche che avranno un impatto decisivo sulla modalità di distribuzione dei contenuti e soprattutto sui costi di tutta l’operazione.

Esistono in definitiva tre tipi di approcci tecnologici:

Soluzione chiavi in mano tipo Open Sky Live
Questa soluzione, sviluppata in Italia, è stata pensata per chi è completamente a digiuno di qualsivoglia aspetto tecnologico relativo a codec video, compressioni, reti trasmissione, ecc. In pratica bisogna collegare i due cavi video e di rete allo “scatolotto” fornito dalla società. Loro pensano a tutto e a voi resta solo da inserire il player video nel vostro sito.

Vantaggi
Semplicità estrema della configurazione
Un partner unico per tutte le fasi di gestione dello streaming

Svantaggi
La soluzione prevede l’acquisto o il noleggio dello “scatolotto” e della eventuale parabola trasmissiva
Il servizio viene conteggiato in base alle ore di utilizzo con costi che oscillano tra i 70 e i 210 € orari e se si pianificano diversi eventi mensili si raggiungono presto cifre ragguardevoli.
Prima di andare in diretta bisogna prenotare la banda internet.
In caso di utilizzo della parabola bisogna considerare anche gli aspetti logistici relativi al suo corretto puntamento.

 

Provider di streaming tipo Livestream, Youstream o Youtube
Questa soluzione viene proposta da molti anni da Livestream e Youstream con la recente aggiunta di Youtube. I due provider storici hanno recentemente aggiunto alla classica offerta software anche diverse soluzioni hardware per gestire l’encoding video e la connettività che ad ogni modo resta a carico del cliente.

Vantaggi
Fatto salvo Youtube che resta comunque gratuito (senza fornire però alcuna garanzia legale sul funzionamento) i restanti due servizi offrono dei piani di abbonamento mensili e annuali che si rivelano molto convenienti in caso di utilizzi ricorrenti. In particolare Livestrem si propone sul mercato con delle offerte flat per numero di utenti connessi.
Per chi sa dove mettere le mani esistono ampie possibilità di personalizzazione

Svantaggi
Per poter utilizzare correttamente i servizi è richiesta un minimo di competenza tecnica
Per poter embeddare il player è comunque necessario accedere piani di abbonamento di livello elevato con costi di diverse centinaia di Euro al mese.
Nel caso di Youtube, esistono dei controlli molto stringenti sul rispetto del diritto d’autore, per cui è sufficiente un accenno di musica nel corso dell’evento per vedersi bloccato lo streaming.
Bisogna inoltre considerare che tutto ciò che va su Youtube poi diventa in qualche modo anche di loro “proprietà”. Attenzione quindi che è gratuito ma ci sono diverse insidie, oltre alla pubblicità e ad un livello di servizio non sempre affidabile al 100%.

 

Piattaforma proprietaria su propri server
Con questa soluzione si intende un proprio server di streaming, generalmente basato su server Amazon. È necessario implementare oltre alla macchina anche un server di streaming (di solito Wowza) ed un player video.

Vantaggi
Questa soluzione può rivelarsi estremamente economica soprattutto in caso di uso continuativo e con pochi utenti (per pochi intendo entro 1.000 in contemporanea).
Il livello di personalizzazione è estremo
Si ha un controllo assoluto del flusso dati dalla sua origine all’utente finale

Svantaggi
Richiede, soprattutto nella fase di set up, un bagaglio di competenze tecniche veramente elevato

In definitiva, all’aumentare delle competenze tecniche richieste corrisponde un abbassamento dei costi ed un maggior controllo sui contenuti immessi in rete.
Valutate attentamente questi aspetti anche in funzione della mole di contenuti che intendete distribuire.

Ad esempio noi di LivingMedia, che ci occupiamo di streaming per diversi clienti, abbiamo predisposto una soluzione proprietaria che mettiamo a disposizione per eventi di piccola/media portata mentre per situazioni più estese nel numero di partecipanti disponiamo di un account Livestream di classe corporate che ci consente un numero illimitato di connessioni senza limiti di tempo. L’unico limite con Livestream è costituito dal fatto che non si possono erogare con lo stesso abbonamento diversi eventi in contemporanea.

Livestream, Ustream o Youtube: quale il migliore per lo streaming video?

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Integrare il sevizio di live streaming all’interno di un evento sta diventando sempre più comune ed accessibile. La scelta del giusto provider di streaming rappresenta uno dei primi aspetti da affrontare. Facciamo quindi una breve panoramica di quello che offre il mercato e delle specificità di ogni servizio.

Dobbiamo innanzitutto suddividere i provider in 2 macro categorie:

CDN ovvero Content Delivery Network

LSSP ovvero Live Streaming Service Provider

I CDN sono le grosse infrastrutture di rete che gestiscono la distribuzione dei contenuti video per il mondo dell’editoria e l’utenza corporate. Leader indiscusso del settore è Akamai che sebbene sconosciuto al grande pubblico gestisce una buona parte dei video che circolano su internet. Un altro player importante ed in forte crescita è Amazon con i propri servizi cloud. Queste soluzioni sono indicate per chi dispone di adeguate conoscenze informatiche e prevede dei volumi di traffico notevoli. Nel caso di Akamai l’accesso diretto al servizio è di fatto precluso ai privati e alle piccole realtà imprenditoriali.

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Una pagina dei potenti strumenti di analisi di Akamai

 

I Live Streaming Service Provider sono invece i soggetti su cui concentreremo la nostra attenzione, in quanto hanno sviluppato delle soluzioni che consentono a chiunque di di andare in streaming con costi molto bassi e conoscenze informatiche quasi nulle. Molti di questi servizi di fatto si basano sulla rete Akamai, acquistando dei grossi pacchetti di traffico e banda e rivendendo poi al dettaglio il sevizio di streaming.

Nell’ambito della categoria fino a pochi anni fa il mercato era dominato quasi esclusivamente da Ustream e Livestream. Negli ultimi due anni è scoppiato un vero e proprio terremoto con la discesa in campo di Youtube che accanto al classico servizio di video on demand ha iniziato ad offrire un servizio di live streaming. 

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VidiU di Teradek, un potente e semplice encoder video per lo streaming

Andiamo quindi ad analizzare le caratteristiche di ognuno di questi servizi per scoprire pregi e difetti, ma soprattutto per scoprire quale si adatta meglio alle nostre esigenze.

Livestream

Gli elementi distintivi della piattaforma sono la grande ricchezza di strumenti software e hardware dedicati che semplificano di molto il processo di emissione e la spiccata propensione social. È possibile creare un flusso continuo che accanto al video live presenta immagini, slides, chat, commenti, ecc

Il maggior aspetto negativo è dato dal costo di oltre 350 $ al mese se si vuole avere la possibilità di embeddare il player video nel nostro sito. Se addirittura si desidera avere un player “White label” che in gergo significa pulito e privo di loghi del provider, bisogna essere disposti a spendere oltre 900 $. Va ricordato che questo è l’unico servizio a pagamento che opera in modalità flat, non ci sono quindi limiti di sorta al numero di ore di streaming e di utenti connessi contemporaneamente. Infine appoggiandosi alla potente infrastruttura di Akamai le garanzie di affidabilità sono molto elevate.

Il servizio si presta quindi ad un utilizzo di tipo editoriale e continuativo (infatti con l’acquisto di pacchetti annui si hanno dei significativi sconti).

Ma adesso vi svelo un segreto riguardo a Livestream: Questo servizio (precedentemente denominato Mogulus) ha conosciuto negli anni dei profondi rinnovamenti; in particolare si è passati da una infrastruttura di streaming proprietaria alla già citata rete di server Akamai. È quindi seguita una fase di switching tra i due servizi e sebbene risulti sepolta nei meandri del sito, la vecchia infrastruttura esiste ancora ed è perfettamente funzionante. Questa, presenta una caratteristica molto interessante, ovvero la possibilità di avere con 350 $ al mese un player “white label”  con 3000 ore/utente di traffico incluso. 350 $ non sono pochi, ma se confrontati con i 900 $ della nuova piattaforma la cosa si fa interessante. Per raggiungere questa vecchia piattaforma bisogna conoscere questo indirizzo diretto: Original Livestream 

Ustream, tradizionalmente è più diffuso in Italia, opera in modo molto simile a Livestream e dispone di una versione gratuita con diverse limitazioni e la presenza invasiva della pubblicità. Anche nelle versioni a pagamento presenta dei limiti al numero di ore e di utenti connessi. Attenzione quindi che al superamento delle soglie scattando dei costi aggiuntivi.

La piattaforma si rivela però interessante per due precise caratteristiche molto orientate al marketing: la possibilità di richiedere un indirizzo email per accedere alla visone dello streaming e i sondaggi online in tempo reale tra gli spettatori.

Veniamo infine a Youtube. Come accennavamo poco sopra si tratta di un  servizio ancora acerbo il cui utilizzo richiede delle competenze un po più elevate. Da un lato il servizio presenta delle potenzialità notevoli vista la visibilità online della piattaforma e la potenza della infrastruttura; dall’altra bisogna ricordare che non è assolutamente possibile nascondere il logo Youtube, non si avrà quindi mai a disposizione un player pulito e “proprietario”. Da ultimo bisogna ricordare che Youtube operà un controllo sulla pirateria molto rigoroso e puntuale anche sui flussi streaming. Quindi è sufficiente la presenza anche di poche note musicali di cui non si detengono i diritti per bloccare l’erogazione del servizio.

Come vedete la scelta è ampia ed in tumultuosa crescita. Quello che oggi (gennaio 2015) è valido, molto probabilmente non lo sarà più tra 12 mesi.

Vi lascio quindi alla sperimentazione ricordandovi che nel prossimo articolo parleremo delle migliori strategie di codifica video.